21 Maggio 2026

La perdita

By admin

Ho accompagnato mia madre al cimitero, nel suo ultimo viaggio. Ha voluto il vestito di seta grigia, le scarpe di pelle laccata e un piccolo rosario. Sarà cremata, mi ha detto che non vuole il corpo calato nei loculi di cemento sotterranei ma preferisce che tutto finisca in cenere.

Una lunga vita la sua, costellata di drammi e sacrifici. Orfana di padre ad appena dieci anni, ha dovuto lottare molto per tirarsi fuori dalla miseria e dalla sopraffazione del regime in cui è piombata la sua Istria. Una lavoratrice instancabile, una sarta raffinata e fuori contesto nell’isolato e piuttosto incivile paesino in cui è venuta al mondo. Sognava l’Occidente mia madre, sognava l’Italia e Trieste. Con un impegno enorme per una donna della sua generazione, ha scelto l’emancipazione nei fatti: lavoro, lavoro e ancora lavoro. Si è messa in discussione alla mia età, ha trovato un umile impiego a Trieste, preso in affitto una stamberga e fatto il permesso di soggiorno come qualsiasi straniero. Non ha chiesto niente all’Italia, soltanto la possibilità di vivere qui onestamente e portare via dalla morente Jugoslavia i suoi figli. Mio fratello a ventidue anni aveva già una ditta e pagava vagonate di tasse, così tante che chissà quanti statali ci hanno banchettato per anni.

I suoi giorni mamma li ha terminati a casa sua, assieme a me. Le sono stata accanto fino all’ultimo respiro, fino a quando la pelle stanca del viso non ha perso colore e l’ombra della morte si è posata sui suoi occhi. In quel momento non mi sono accorta, ma nella camera mortuaria del cimitero, quando hanno ricomposto la salma, c’era un accenno di sorriso sulle sue sottili labbra. Mia madre ha sorriso a qualcuno o a qualcosa prima di andarsene e non a me. Non mi vedeva più, era in una specie di nebulosa dei sensi, in un sonno profondo che escludeva la materia intorno a sé. Chiamava sua madre, la invocava, poi suo padre. Si è spenta serena, ha concluso la vita e gli ultimi tre anni d’inferno dalla morte di suo figlio, con quel lieve sorriso che non ha spiegazioni logiche. So che la scienza materialista, quella d’impostazione marxista per intenderci, parla di stato di shock che provoca allucinazioni; non è stato così, nessuno shock ma un forte desiderio di andarsene altrove.

Che donna era? Una delle più forti che io abbia mai conosciuto. Una ragazzina che a quindici anni si manteneva da sola; faceva decine di chilometri attraverso i boschi per prendere un treno e viveva con un quarto di chilo di carne a settimana, quando le andava bene. Rappresentava totalmente la sua generazione: un solo uomo per tutta la vita. Per lei migliorarsi era un imperativo e mantenersi da sola una priorità, non le occorreva saltare da un uomo all’altro per poi spillare quattrini al fesso di turno. Una rivoluzionaria? Mai a parole, sempre nei fatti. Non l’ho mai vista sottomessa a mio padre, anche se in casa cucinava lei, faceva il bucato al pozzo (l’acqua in casa è arrivata nel 1981) e serviva il caffè al marito; quando si trattava di prendere una decisione, anche la più piccola, si imponeva senza sé e senza ma e, nove volte su dieci, si faceva come voleva lei. Una donna sorridente, affabile, educata ma molto risoluta e incapace di chinare il capo, pagando qualsiasi prezzo per questo privilegio. Mai il regime jugoslavo l’ha intimorita, mai le maldicenze degli esuli contro di noi l’hanno scalfitta. Sapeva quello che voleva e soprattutto era consapevole di non dover ringraziare nessuno. Ha aiutato sempre il prossimo, sia quando poteva permetterselo che quando non aveva il becco di un quattrino; non ha ricevuto molta gratitudine in cambio, la società è questa e lei ne era consapevole, però è stata ripagata con poche, perfette amicizie che le sono state accanto fino alla fine dei suoi giorni.

Quando è morto Germano ha fatto un sogno, un incubo. Scendeva una scala buia, era disorientata e non vedeva niente. Allora ha sentito avvicinarsi la zia Libera, la roccia impervia della nostra famiglia, che l’ha presa sottobraccio e le ha detto: “seguimi, ti conduco io.” Ecco, forse quel lieve sorriso trova in questo sogno la sua spiegazione.

Mamma, spero sia così. Riposa in pace.