Tra narcisi, nebbie e mandorli in fiore
La primavera si risveglia ed è subito laboriosa. Spuntano i gialli narcisi, sbocciano i candidi e rosati fiori dei mandorli, tra nebbie e sprazzi di sole che riscaldano la terra. I colori delle violette e dei primi giacinti contrastano il verde ancora incerto dei giardini.
Vivo in una zona semi periferica della città, un tempo ricca di alberi d’ogni genere e giardini carichi di varietà botaniche. I vecchi abitanti curavano le aiuole, potavano gli alberi da frutto, piantavano e coltivavano i sempreverdi che facevano barriera all’inquinamento e al rumore. Tutto è cambiato negli ultimi anni, sono stata testimone di un passaggio generazionale e culturale che non ha portato nulla di buono. I vecchi sono morti, i discendenti hanno venduto le loro case a gente ordinaria e arrogante, priva di buongusto e buonsenso; questi hanno preso possesso della zona e il risultato è stato tremendo: moltissimi alberi tagliati, giardini trasformati in parcheggi, nessun controllo delle autorità sull’abbattimento di piante antiche. Per fotografare il mandorlo fiorito ho dovuto camminare parecchio, cercare tra le case, per poi trovarlo finalmente nella zona più “nobile” del rione.
Contrastare l’ignoranza non è mai facile, farlo oggi, in un momento storico di grande depressione economica e insoddisfazione generale, verrebbe percepito come un affronto. Le conseguenze le paghiamo tutti, poiché l’aggressione becera verso il verde, l’assurdo “risentimento” nei confronti della natura che invade benevolmente gli spazi asettici dell’uomo, non possono che creare un clima di disagio e stress.
Così, penso per l’ultima volta, fotografo le poche piante del quartiere che annunciano la primavera, in mezzo al cemento e all’asfalto, tra le centinaia di macchine e motorini lasciati ovunque, senza criterio.
Guardando verso il mare, scorgo le gru che emergono dalla nebbia, come corpi metallici animati che piangono lacrime di salsedine. Sembrano una metafora dei tempi, delle mode innaturali, delle menti dissociate che vagano nella foschia; poi, però, qualche corpo emerge e sfida questa bruma senza vita, senza scopo, senza pensiero. Sì, mi faccio coinvolgere dalle visioni e dai piccoli orrori del quotidiano che osservo, annoto, analizzo. Mi sento un corpo estraneo in tutto ciò, forse perché ripongo nella natura e nei suoi ritmi una fiducia totale. Ritorneranno le primavere fiorite, i prati incolti, i boschi selvaggi: siamo esseri di passaggio con l’illusione della potenza, ma la natura ha altri progetti e infiniti orizzonti.
“Potete tagliare tutti i fiori ma non fermerete mai la primavera.”
Pablo Neruda









