Nostalgie di maggio

Al bel tempo di maggio le serate

si fanno lunghe; e all’odore del fieno

che la strada, dal fondo, scalda in pieno

lume di luna, le allegre cantate

dall’osterie lontane, e le risate

dei giovani in amore, ad un sereno

spazio aprono porte e petto. Ameno

mese di maggio! E come alle folate

calde dall’erba risollevi i prati

ilari di chiarore, alle briose

tue arie, sopra i volti illuminati

a nuovo, una speranza di grandiose

notti più umane scalda i delicati

occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

Giorgio Caproni (1912-1990)

 

Mi evoca nostalgie il mese di maggio, con l’aria più calda e i colori cristallini degli elementi naturali. L’erba si fa smeraldo, il mare sfuma nel blu, il cielo è di un azzurro brillante e mi sembra di percepire il profumo dei lillà. Chiusa in questa stanza davanti allo schermo del computer, leggo poesie e rivedo foto degli anni passati. Ecco che l’immaginazione mi riporta in un quieto paese della Toscana, oppure nelle terre del Nord tra i fiordi e le case dai mille colori; rivedo i ciliegi fioriti della mia infanzia e le rovine del passato assediate dai boschi tinti di verde.

 

 

 

Sembra trascorso un secolo e invece era poco tempo fa, erano momenti così vicini che sembra mi sfiorino, mi prendano per mano e mi conducano via. Il mese di maggio è il mese della vita, lo era anche per gli antichi che celebravano il ritorno della fioritura con il rito del Calendimaggio, lo è anche per noi moderni tecnologizzati che sentiamo tuttora il richiamo della natura. Le fronde degli alberi agitate dal vento che a tratti si fa impetuoso, il sole che allunga le giornate, quel senso di beatitudine prima dell’arrivo della stagione calda, sono stimoli che portano la mente fuori dalle gabbie e dalle chiusure di questo momento storico. Nei parchi deserti della mia città la luce inonda gli angoli bui, rischiara i sentieri, colora d’oro gli edifici austeri dell’impero che fu e mi impone spesso di pensare, perché sulle tracce delle civiltà passate occorre farlo.

 

 

 

Non siamo semplicemente ostaggio di una malattia, di regole da regime e da stato di polizia, sembra piuttosto che stiamo ridiscutendo la nostra civiltà e il ruolo del singolo individuo nella comunità. Il mio spirito ribelle e anarchico si oppone all’idea di un nuovo ordine mondiale, fatto di decreti e norme sempre più rigide che potrebbero demolire conquiste e diritti ottenuti attraverso battaglie estenuanti, rivoluzioni sanguinose, sistemi di pensiero mutati radicalmente. Così mi perdo nelle suggestioni di maggio, mi faccio trasportare da ricordi e conoscenze antiche, per non tormentare troppo a lungo la mente nell’angoscia di un futuro che assomiglia troppo al passato. Sarebbe bello se il sole lucente e la chiara luna di questo mese rischiarassero la mente e l’anima degli uomini (e non solo dei sentieri), facendoli guardare tra le stelle e verso il mare, sorvolando boschi, montagne e deserti, per ricercare quel profondo senso del vivere che non può essere fatto di paure, chiusure e assoggettamento al potere.

 

 

Sono solo una sognatrice, lo so.

 

 

Ho la convinzione che la Bellezza salverà il mondo e che per la Poesia ci sarà sempre spazio e tempo, come questo splendido mese di maggio suggerisce al mio cuore.

 

 

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