Il quieto mare d’inverno

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di già si è ritirato il mare

E tu

Come alga leggermente accarezzata dal vento

Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di già si è ritirato il mare

Ma nei tuoi occhi socchiusi

Due piccole onde son rimaste

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Due piccole onde per annegarmi

 

(Jacques Prévert – Sabbie mobili)

 

Ho pensato a Jacque Prévert per tutta la mattinata, mentre gli idraulici lavoravano in casa e imprecavano alle difficoltà costanti del lavoro. La mia mancanza di senso pratico in queste situazioni è imbarazzante, tanto che tra me e loro, formati per risolvere problemi, c’è un abisso. Ho pensato alla poesia dell’immenso poeta francese nel momento meno opportuno, come è mio solito fare (cerco i contrasti e anche gli scontri in tutte le situazioni) e mi è venuta in mente Sabbie mobili. Nessuna donna al mondo può rimanere insensibile a questi versi, neanche se è cinica come so esserlo io. Nel giorno di San Valentino mi è venuta l’idea malsana di postare sul mio profilo social (poco amato e anche poco seguito, visto che preferisco dedicarmi al blog) un’immagine provocatoria di The shining che non è piaciuta a nessuno, perché la truce ironia non è gradita a chi posta cuoricini e messaggini dolci. Così mi son detta: “vale la pena essere sempre così provocatori e dissacranti?”. La risposta è no, sicuramente no. Non mi metto di certo a disegnare cuori e nemmeno a scrivere frasi da bigliettino, però penso alla poesia e ad un pomeriggio soleggiato, a delle ore piacevoli in riva al mare quieto e liscio, senza increspature, quasi un’immagine cristallizzata. Di un inverno mite come questo non conservo memoria, anzi credo che non possa nemmeno definirsi inverno ma autunno prolungato. La bora è pressocché assente a Trieste e nel golfo, l’aria tenue e assolata ha fatto fiorire i mandorli, il sole predomina sulle giornate di pioggia e della neve nemmeno l’ombra. Il mare presenta una tranquillità insolita, incontra la sabbia in un bacio morbido al crepuscolo di una giornata rischiarata. Cammino lentamente sul bagnasciuga, Trieste è sull’altro lato del golfo. In giornate come questa le spiagge sono quasi deserte, qua e là si scorge qualche pescatore e la malinconia dei pontili, delle insenature, della vegetazione monocolore si specchia nell’acqua calma color ocra al calar del sole. Gabbiani in volo, rami e tronchi dispersi nell’acqua, bianchi alberi di barche assopite che si stagliano contro un panorama montuoso e innevato: solo qui, in questa regione, si può ammirare il mare calmo che incontra le imponenti Alpi a pochi chilometri di distanza.

Penso che, dopotutto, sono fortunata a vivere da queste parti, in questa terra di stridenti contrasti e di dolorosi conflitti, ma anche di bellezza pura e primitiva che non ha bisogno di sovrastrutture. Ammiro i cigni bianchi che si incontrano, bagnano il capo, muovono con estrema eleganza i loro corpi aggraziati; di fronte a tanta bellezza l’industria, i cantieri navali, le creazioni umane che rendono la nostra vita più comoda, più servita e che contrastano con tutto il resto.

In fondo si vive di contrasti, di contraddizioni ed è nella natura umana non essere mai del tutto soddisfatti e felici. Eppure, tutti viviamo attimi di profonda bellezza molte più volte di quanto ricordiamo. La sensazione di beatitudine che si può provare nella giornata giusta per noi, quando sentiamo dentro quell’armonia inspiegabile che ci fa cogliere la meraviglia del mondo, credo sia la sensazione più vicina al divino e all’amore eterno di cui parlano i poeti. Mi siedo sul fusto di un albero, in riva al mare, osservo la scura sabbia incontrare l’acqua mentre il sole cala rapidamente, abbassando il sipario su una giornata perfetta.

Prima di andare via mi fermo ad osservare il canneto d’inverno che la strada costeggia, oltre si stagliano gli alberi e gli ultimi raggi del sole colorano d’oro e d’argento la visuale.

Se dovessi definire la serenità dell’anima non potrei trovare parole con la stessa carica evocativa. Godiamoci i momenti belli perché, come diceva Lorenzo il Magnifico, chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.

 

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