Istria interna: mistiche chiese di campagna (seconda parte)

 

Montona – esempio di borgo fortificato

L’Istria interna è caratterizzata da borghi fortificati, sorti intorno a torri e castelli che attualmente rappresentano un consistente patrimonio archeologico. Le borgate fortificate nei secoli sono diventate cittadine vere e proprie, come Grisignana, Pinguente, Piemonte, Montona, ecc. Erano città castello posizionate in luoghi strategici, possedevano un armamento murario e un’accezione giuridica specifica. Durante le incursioni dei Turchi erano provvidenziali rifugi per gli abitanti delle campagne. Al tempo della Guerra degli Uscocchi (1615 – 1617) alcuni di questi borghi furono duramente assediati, come ad esempio Colmo, ed ebbero la forza di resistere all’urto dei pirati segnani e delle milizie arciducali. Nel cuore di queste cittadine sorgeva generalmente una torre di difesa, con bifore e spesso merlature, trasformata successivamente in campanile, con accanto la chiesa parrocchiale.

Piemonte d’Istria

Piemonte d’Istria, borgo arroccato su una ripida collina, ne è un valido esempio. La cittadina appare improvvisamente quando si giunge da Buie o da Sterna, dopo una strada con molti tornanti, e appare in tutta la sua antica bellezza, circondata da boschi e campagna. I colori sono quelli dell’arenaria, grigio-scuri, e su tutte le case spicca la torre campanaria. Una struttura romantica e affascinante con i merli a coda di rondine, detti alla ghibellina, che però aveva una valenza militare notevole.

Torre merlata

Scorcio di Piemonte

Fu assediata e si combatté duramente ai suoi piedi, fuori dalle sue mura. Ad un certo punto della sua storia fu ceduta ad un cavaliere portoghese, Pietro Funez, giunto al seguito di Eleonora di Portogallo, andata in sposa a Federico III imperatore. Il gentiluomo portoghese, sposato con la stiriana Susanna di Saurau, visse in questa cittadina e fece erigere una cappella nella chiesa parrocchiale della Santa Vergine Maria, consacrata ai santi Fabiano e Sebastiano dove, alla sua morte, fu sepolto.

Chiesa della S. Vergine Maria – Piemonte

Vista sulla chiesa – Piemonte

Stemma nobiliare

Al nobiluomo ho dedicato un recital nel 2011, intitolato Il Cavaliere, presentato a Trieste e pubblicato su una rivista letteraria di Fiume. Alla chiesa si giunge percorrendo una ripida strada lastricata di arenaria: dopo i resti del castello Contarini ecco la chiesa, con accanto la torre. Vi si accede attraverso una scalinata di pietra e oltre un portale ad arco acuto. Fu costruita nel XVI secolo e rinnovata nel 1634, con la riduzione dei quattro altari a due. L’altare dei Santi Fabiano e Sebastiano è probabilmente il punto d’interesse maggiore del luogo di culto, data la storia delle gesta del Funez che qui riposa. La chiesa possedeva candelieri e lampade d’argento del XVIII secolo ma si narra anche di un calice con medaglioni smaltati, del 1476, donato da Pietro Funez e firmato da “Zuanne Frintz”; la chiesa lo vendette alla fine del Settecento per settanta fiorini e finì nella collezione Rotschild. Oggi sarebbe custodito al Louvre di Parigi (D. Alberi, Istria – storia, arte, cultura, ed. Lint).

Una località a cui sono legata fin dall’infanzia è Sterna, villaggio agricolo che si sviluppa lungo la strada ricca di tornanti che porta a Buie. Qui ho frequentato l’asilo, situato in un modesto edificio con una scala esterna e un cortile erboso sul retro. Ricordo ancora la maestra che si occupava di me e dei miei compagni e sua sorella, l’insegnante di scuola elementare che lavorava con i bimbi più grandi nello stesso edificio. Facevamo talvolta delle passeggiate, molto brevi, intorno alla chiesa di Sterna. L’abitato è leggermente sopraelevato rispetto alla chiesa che si trova vicino ad una sorgente, appena pochi metri distante da quello che era l’asilo. La presenza di questa sorgente è essenziale per la storia di Sterna, avendo da essa preso il nome. Anticamente il borgo si chiamava Cisterna di Grisignana, il toponimo attuale è infatti un’abbreviazione popolare di Cisterna che diventa Sterna. La sorgente perenne è alimentata dall’acqua che scorre nei solchi profondi e impermeabili che scendono dal terreno di arenaria, acqua che però in parte si perde nella fascia carsica di Sterna, ricca di inghiottitoi.

Chiesa di S. Michele Arcangelo – Sterna

 

Campanile di Sterna

Tanti anni addietro l’imponente chiesa accanto alla sorgente era un’ampia parrocchia con giurisdizione su molte chiese del circondario. Fu costruita nel 1746, dedicata a S. Michele Arcangelo e consacrata dal vescovo Leoni di Cittanova. Il campanile che le sorge accanto è del 1791, in pietra arenaria come la chiesa, alto e costituito da una torre ottagonale con bifore su cui spicca un’alta cuspide conica. Il colore grigio degli edifici sacri è ripreso anche dalle mura che circondano il luogo di culto. Sterna era appartenuta ai patriarchi di Aquileia, passò poi ai conti di Gorizia e venne a far parte dei possedimenti dei signori di Momiano. Quando fu acquistata dai Veneziani nel 1358, fece parte della contea di Pisino. Dopo la conquista dell’Istria patriarcale da parte della Serenissima nel 1420, Sterna passò al castello di Pietrapelosa e nel 1564 fu infeudata ai Gravisi, i potenti marchesi capodistriani. In parte ne divennero proprietari anche i Del Bello. Il paese fu più volte devastato dai mercenari che si scontravano nelle guerre locali, risorgendo ogni volta. Il contrasto tra le mura scure della bella chiesa e dell’imponente campanile con la terra rossa, carsica, del circondario, sono una rappresentazione plastica delle contraddizioni istriane.

Ritorno nuovamente a parlare del castello di Pietrapelosa, a cui si legano i destini passati di molti luoghi di questa porzione d’Istria. Ho raccontato la storia dei casati e le vicissitudini di questo imponente maniero, sorto sulla roccia, circondato dai boschi e dalle montagne. Nell’articolo “Pietrapelosa, il castello dell’infanzia”, racconto il mio particolare legame con quelle mura austere che hanno alimentato la mia fantasia adolescenziale, tanto da diventare col tempo una vera passione. Ai castelli infatti ho dedicato due libri, riguardanti il Trentino Alto Adige e la Toscana, all’inseguimento probabilmente di un sogno fanciullesco legato a Pietrapelosa. Vi è una costruzione appartenente al complesso del castello alla quale sono particolarmente affezionata, la chiesa della Madonna del Rosario, costruita in memoria della vittoria navale di Lepanto (1571).

Chiesa domenicana della Madonna del Rosario a Pietrapelosa

Soffitto della chiesa

Luigi Parentin racconta che il bellissimo dossale in legno scolpito e policromato con cinque statuine e quindici medaglioni dei misteri di cui il luogo si pregiava restò nella chiesa per lungo tempo, anche dopo l’abbandono del castello. Poi fu trasferito con altri arredi nella chiesa di Stridone. Nel dopoguerra fu ceduto da un sacerdote ad un professore di Zagabria e se ne persero le tracce. (L. Parentin, Incontri con l’Istria, la sua storia, la sua gente, ed. Centro culturale Gian Rinaldo Carli). La chiesetta era in stato di totale abbandono fino ad un paio di decenni fa, quando si decise di recuperarla. Per ricostruire il tetto sono stati utilizzati i lastroni che coprivano la mia casa di Stridone, dismessi quando abbiamo avuto necessità di rifare il nostro tetto. Per me è motivo di orgoglio sapere che una parte della mia storia si sia congiunta con quella del castello.

Tante sono le piccole chiesette sorte al di fuori delle mura dei borghi, dei fortilizi, dei paesi di poche case. Sono questi luoghi di culto persi nelle campagne, in mezzo ai prati, in prossimità dei boschi, voluti per la volontà del popolo che voleva dedicare al culto dei santi dei piccoli templi a protezione della campagna e dei raccolti. Nei dintorni di Portole ve ne sono molti, alcuni li ho raccontati precedentemente (“Ricordando Portole”), altri si perdono nei meandri della mia memoria. Uno di questi è dedicato a S. Antonio da Padova e si incontra lungo la strada che da Stridone porta a Portole. Una chiesa modesta, intonacata di bianco, di cui non conosco la storia e che non ho mai visto all’interno. Eppure mi fermo spesso sotto i cipressi che la circondano, sull’erba verde di primavera e d’estate, quando fiorisce la lavanda.

Chiesetta di Sant’Antonio

Sulla strada per Portole

Un aspetto importante della vita spirituale e religiosa dei paesi istriani riguarda la costruzione dei capitelli votivi o edicole sacre. In questo ambito si intrecciano arte, religione e folclore.

Sulla strada a Stridone

I capitelli sono punti importanti nei paesi e nelle campagne, esprimono valori tradizionali che hanno accompagnato tanta storia paesana, in quanto ognuno di essi ha qualcosa di sacro e di caro da rivelarci. L’uso di erigere memorie sugli incroci stradali risale ai tempi pagani, in epoca cristiana questi divennero segni religiosi per la vista devota dei passanti, dedicandoli al Crocifisso, alla Madonna e ai vari santi, per esprimere la devozione e ottenere favori e protezione. Monsignor Parentin ricorda quando sia sentita la devozione per questi modesti e al contempo importanti segni di fede nei paesi, tanto che gli studiosi li hanno descritti, catalogati per origine e significato. Padre Cuman, un cappuccino veneto, con un’apposita commissione, ha pubblicato ben ventiquattro volumi sui capitelli, analizzando il tema dell’arte religiosa popolare. In Istria ve ne sono moltissimi, in tutti i paesi e su tutte le strade. Le strutture variano dalla nicchia con l’immancabile statuina, con una copertura a spiovente, a strutture a cuspide più elaborate, fino ai tempietti. La tipologia dei capitelli ricalca sempre caratteristiche libere e spontanee, con un tocco artistico popolare.

Capitello votivo dedicato alla Madonna – Stridone

Capitello al tramonto – Stridone

Questo patrimonio che tutti noi istriani conosciamo bene racconta del legame tra l’uomo e Dio, un legame che si accompagna con gesti semplici come un vasetto di fiori, un lumino o un paio di cipressi piantati ai lati. Alcuni capitelli a tempietto sostituirono addirittura le chiese scomparse, altri volevano ricordare eventi luttuosi, invitare il viandante alla preghiera o rassicurare il paesano della benedizione e dell’aiuto divino. Stridone aveva ben cinque capitelli, dedicati alla Madonna e al santo più amato dalle nostre parti: S. Antonio da Padova.

Dedicato a Sant’Antonio

Il viaggio nei luoghi di culto e della memoria dell’Istria interna proseguirà prossimamente.

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