Il bosco in primavera

“Fra salici e prati a Tasarinan passeggiavo in Primavera.

Ah! La vista e il profumo di Primavera a Nan-tasarion!

Dicevo: è bello!”

 

“Il Signore degli anelli” J.R.R. Tolkien

 

Una lunga passeggiata nel bosco, in aprile, mi ha fatto pensare ad un personaggio del capolavoro di Tolkien “Il Signore degli anelli”, Barbalbero, e al suo canto alle foreste in tutte le stagioni. Mi sono recata lungo la strada argillosa del bosco che porta in un luogo magico, un tempo ricco di campi a terrazzo, viti e uva lucente, frutta profumata e dolce, rigogliose peonie dai tanti colori. Dalla strada vedevo la mia casa, sul cucuzzolo, immersa nel verde e cinta dai boschi.

Un sentiero ad un certo punto mi ha condotto nelle profondità boschive, incolte, dove gli asparagi selvatici spuntano dalle pietre squadrate di arenaria che componevano mura antiche, ora cadute a terra. Un tempo questo luogo aveva un nome francese: jardin (giardino), un omaggio alla bellezza delle colture francesi, oppure un ricordo della dominazione napoleonica di inizio Ottocento. Di fatto i campi di jardin erano i più fertili, i più curati, l’uva e la frutta avevano un sapore inconfondibile, ogni campo aveva un roseto oppure delle peonie, degli iris, dei gigli. Ora il bosco si è ripreso tutto, gli alberi dominano, i muri sono caduti o appaiono invasi dalle piante, le casette usate come rimesse per gli attrezzi sono crollate.

 

 

 

Il corso d’acqua che bagnava questo piccolo paradiso è ancora visibile, l’acqua scorre indisturbata e abbevera gli animali selvatici; scende lungo il crinale del monte, mostra i massi posati dall’uomo che hanno delineato il suo corso, si trattiene in una pozza in fondo al dirupo, poi si perde tra gli alberi.

Il mondo dell’uomo finisce, si smarrisce nel sottobosco: senza sentieri e senza strade ci si sente spaesati. La tana scavata in un tronco mi ha riportato al mito, alle favole, a Tolkien. Quasi mi aspettavo di veder sbucare uno gnomo, intento a raccogliere legna e funghi, oppure uno hobbit di questa contea familiare, dove lontano dai miei occhi egli coltiva ancora i frutti del giardino di tanti anni fa.

 

 

Il verde della primavera nel bosco fitto di alberi, cespugli, siepi, pare il mondo degli elfi silvani del Reame Boscoso, e magari oltre l’ennesimo muro di vegetazione avrei trovato il cancello di legno per accedervi. Nel corso d’acqua le fate spiegano le ali, si fermano sulle rocce ricoperte dal muschio, lavano i capelli alla sorgente, li pettinano con pezzi di corteccia degli alberi. Sono entrata nella fiaba, nella fantasia, nel mio mondo immaginario, tra queste pietre, su questi sentieri, ascoltando il rumore degli animali che mi fanno pensare agli elfi, agli gnomi, alle fate.

Mi sento parte di questo reame, qualcosa in me è in sintonia con i luoghi senza l’uomo, senza la mia specie; o forse è un ricordo ancestrale, antico, rimasto impresso nei geni da qualche antenato longobardo che credeva ai miti e alle leggende. Proprio come Barbalbero, amo il bosco in tutte le stagioni: il verde della primavera, la luce e i suoni dell’estate, il rosso e l’oro dell’autunno, il bianco e il nero dei rami in inverno. So che lontano dai boschi non so stare, sono il mio elemento e il nutrimento della mia fantasia, della mia creatività.

Di ritorno nel mondo degli uomini, scendeva una leggera pioggia che pareva rugiada cristallina, i cani si fermavano ad annusare le tracce degli animali, oppure delle creature magiche; chissà, forse lasciano delle scie anche loro. Mi sono ritrovata nuovamente nel paese natio, verde e vivace, immerso nella primavera. Poi, in città, il profumo del bosco è scomparso, la sua magia è rimasta un ricordo.

Nel mio terrazzo fiorito, pieno zeppo di piante da renderne difficile l’accesso, ho ripensato a quell’atmosfera da fiaba e leggenda e ho cominciato a rileggere Tolkien. Un giorno, ne sono certa, condividerò il frutto di questa immaginazione con i lettori, farò prevalere nei miei scritti la magia del bosco che ora tengo per me. Le leggende abbondano in terra istriana: fate, draghi, giganti e gnomi, tesori nascosti, principesse e cavalieri. Si tratta di trovare la giusta strada nel bosco, quel sentiero nella fiaba e nel mito, e raccontarne la storia.

 

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