Ritorno a Pinguente

L’antica cittadina di Pinguente, sorta sulla roccia quattromila anni fa, possiede un fascino antico e coinvolgente in tutte le stagioni. Le ho già dedicato un articolo in inverno, passando in rassegna la sua millenaria storia e parte delle sue bellezze. Nell’ultima visita, a giugno, ho voluto cogliere attraverso le immagini il contrasto del verde lussureggiante con la scura pietra d’arenaria che compone il borgo ed i massi su cui esso poggia. Avrei voluto dedicare spazio all’approfondimento della sua storia precristiana, delle religioni antiche e dei miti, visitando e fotografando il Museo. Purtroppo, ho trovato chiuso e le informazioni su questa parte della sua storia, ahimè, sono carenti: non sono riuscita (per ora) a comporre un testo esauriente per i miei lettori. Quindi procedo con la rassegna dei principali monumenti non trattati precedentemente e con un approfondimento interessante: la costruzione dell’imponente Acquedotto Istriano che proprio ai piedi di Pinguente ha preso il via. Andiamo per ordine.

Fontana barocca

Uno dei monumenti più interessanti di questa cittadina è la grande Cisterna pubblica ampliata nel 1789 da Alvise Foscari IV, col Leone marciano (più antico del monumento) e lo stemma del casato, oltre alla lapide con l’iscrizione del prefetto di Raspo Marcantonio Trevisan. Il grosso pozzo è una struttura tardo-barocca dalla pianta poligonale, ornata da massicce volute e vasi in stile rococò.

Dettaglio della fontana

Cisterna

Fontana in prospettiva

Iscrizione

Leone marciano

Tutto il tessuto urbano della cittadina muta nel corso dell’XVIII secolo, quando viene abbandonato lo stile tardo-rinascimentale e le strutture architettoniche iniziano a seguire la corrente classicistica del Barocco veneziano. Oltre la piazza della fontana, sul punto più alto del colle, appoggiata alle mura di cinta, si trova la chiesa di S. Giorgio del 1611, ricostruita e ampliata nel 1711.

Chiesa di S. Giorgio

Mura e chiesa

Campanile a vela

Campana

L’edificio è volto verso il borgo; sulla sua destra, sopra la sagrestia, si trova un campanile a vela con bifora fornito di campana. La chiesa è a pianta rettangolare e interamente costruita in pietra. Purtroppo, anche la chiesa era chiusa, non ho potuto fotografare il suo interno arricchito da ottime decorazioni dipinte dai discepoli del Tiepolo (una delle decorazioni è di Matteo Furlanetto) e altre opere artistiche barocche. Nel pavimento poi ci sono le tombe dei capitani di Raspo. Accanto alla chiesa, per una scaletta, si sale al Belvedere, un camminamento sopra le mura che corre attorno al serbatoio dell’Acquedotto Istriano costruito accanto all’edificio sacro. La vista sul panorama sottostante è eccezionale, nonostante la vasta area industriale che occupa la valle.

Valle sotto Pinguente

Valle e industria

Camminando lungo le viuzze e le calli di questo incantevole borgo, si possono ammirare vecchie e basse case con portali ad arco e con chiavi di volta scolpite con maschere, date, iscrizioni e stemmi; i giardini barocchi e le porte ad arco che aprono a cortili interni, balconcini che si affacciano sulle piazze e gradini che conducono in antiche abitazioni.

Portale barocco

Balconcino

Muro fiorito

Poi si volge lo sguardo sotto le pendici del colle di Pinguente, nella pianura alluvionale, dove sgorga una sorgente d’acqua pura. Questa sorgente, che una leggenda popolare attribuisce alla volontà di S. Niceforo vescovo di Pedena, alimenta il corso d’acqua formato dai torrenti Draga e Fiumera che da qui danno inizio al regolare corso del fiume Quieto. Alla sorgente è sorta, secoli or sono, la chiesetta dedicata a S. Giovanni, santo che si trova nominato in tutti i luoghi dove sgorga l’acqua pura dal sottosuolo.

S. Giovanni

Manufatto dell’Acquedotto

Da qui venne dato il via, negli anni ’30, alla costruzione dell’imponente Acquedotto Istriano e alla distribuzione dell’acqua potabile oltre il ponte di Levade. L’argomento “acqua” è sempre stato cruciale in Istria, la regione ha sofferto storicamente la sua mancanza a causa della morfologia carsica che la contraddistingue. Soprattutto d’estate l’agognata pioggia si disperdeva velocemente nel sottosuolo carsico e sia i pozzi scavati nel terreno che le cisterne raccoglievano l’acqua piovana caduta sui tetti, rimanendo ben presto a secco. I “lachi” o le “caline” (abbeveratoi) che si costruivano per il bestiame erano spesso infetti, mentre le zone paludose favorivano gravi malattie contagiose come la malaria. A Stridone, il mio paese, l’acqua si andava ad attingere nei boschi, alle sorgenti, dove si lavavano pure i panni e si dovevano utilizzare gli asini per il trasporto. Da tempo si aveva in progetto la costruzione di un acquedotto, soprattutto per uso agricolo, dato che i raccolti si perdevano a causa della siccità; poi però il progetto mutò e si decise di fare un grosso investimento affinché l’acqua giungesse alle cittadine e ai borghi. Dopo accurati studi e modifiche si trovò la soluzione ideale, ovvero quella di eseguirlo in tre reti distinte: del Quieto, del Risano e dell’Arsa. Il Consorzio che lo costruì rappresentava 39 comuni interessati, mentre il contributo statale prevedeva il 95% della spesa, la Provincia il 5%, senza gravare i comuni (“Incontri con l’Istria, la sua storia e la sua gente”, L. Parentin – Centro Culturale Gian Rinaldo Carli). Tutta l’Istria era carente d’acqua, fatto grave che ne pregiudicava sia lo sviluppo economico che quello demografico, eppure nel sottosuolo molta acqua scorreva, inutilizzata. Il punto chiave per l’acquedotto del Quieto, la rete maggiore, si trovava nell’abbondantissima sorgente proprio di S. Giovanni di Pinguente.

Fiume

Corso d’acqua

Dalla polla e attraverso opere di captazione, nonché degli impianti di filtrazione e ozonizzazione, l’acqua raggiungeva con una condotta adduttrice le Terme di Santo Stefano. Ad alcune centinaia di metri dalle Terme si trova ancora l’importante centrale di sollevamento, dove l’acqua, mediante potenti elettropompe, viene dapprima innalzata fino ai grandi serbatoi di carico di Medizzi, vicino Stridone, alle pendici del monte San Girolamo, per poi raggiungere per mezzo di condotte la cittadina di Portole. Da Portole una rete si dirama a nord del Quieto e raggiunge luoghi più grandi quali Grisignana, Buie, Umago, Salvore, Verteneglio e Cittanova. In poche parole, la sorgente dell’Istria interna serve d’acqua anche la costa. La seconda rete, invece, scende a Levade alimentando Montona e dal serbatoio di monte Subiente arriva a Visinada, Visignano, Parenzo, Caroiba fino a Pisino. Vennero inoltre realizzate centinaia e centinaia di fontanelle pubbliche in ghisa, a forma di fasci littori, ed eroganti acqua potabile. (“Portole d’Istria tra immagini e memorie”, S. Facchin, Unione degli Istriani). Incredibilmente in tanti luoghi (Pinguente, Levade, Montona, ecc.) queste fontanelle si possono vedere ancora.

Fontanella pubblica

All’ambizioso progetto lavorarono l’ingegner Muzi con la consulenza del professor De Marchi del Politecnico di Milano, consentendo che questo bene prezioso venisse portato in quasi tutta l’Istria. Ironia volle che proprio a Stridone, in cima al monte San Girolamo cruciale per i serbatoi, l’acqua non fosse arrivata. L’altezza del borgo, la zona carsica e durissima, l’avvicinarsi dei venti di guerra, hanno lasciato a secco il mio paese per decenni. Abbiamo dovuto costruirci le cisterne, raccogliere ancora l’acqua piovana, e far venire le autocisterne d’estate per non restare a secco. Solo alla fine degli anni Settanta l’acqua della sorgente di S. Giovanni arrivò finalmente anche a noi, e spesso abbiamo dovuto scavarci i canali vicino a casa da soli. Ricordo una grande festa organizzata dal regime di allora, con grigliate all’aperto, palloncini per i bambini e discorsi infiniti dei capi di partito sui palchi allestiti nei campi, sotto un sole cocente. Erano enfatici ed entusiasti, consideravano l’obiettivo raggiunto – averci portato l’acqua all’alba degli anni ’80 – come un successo formidabile della Jugoslavia che ogni problema risolveva, ogni ingiustizia eliminava, ogni forma di progresso abbracciava, incluso quello di attribuirsi l’Acquedotto Istriano costruito da altri.

 

 

 

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