{"id":5790,"date":"2021-12-20T14:38:54","date_gmt":"2021-12-20T14:38:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/?p=5790"},"modified":"2021-12-20T17:24:28","modified_gmt":"2021-12-20T17:24:28","slug":"yule-il-solstizio-dinverno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/?p=5790","title":{"rendered":"Yule, il solstizio d&#8217;inverno"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/decorazioni-.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"832\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/decorazioni-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5793\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/decorazioni-.jpg 832w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/decorazioni--300x114.jpg 300w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/decorazioni--768x291.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 832px) 100vw, 832px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Siamo nel solstizio d\u2019inverno, il giorno del \u201csole fermo\u201d (dal lat. <em>Solstitium<\/em>) che per i popoli del Nord era <em>Yule<\/em>, dal norvegese <em>Iul<\/em>, \u201cruota\u201d, ovvero un punto definito nella ruota dell\u2019anno. Ho gi\u00e0 parlato di questa ricorrenza presso i popoli scandinavi e sassoni nell\u2019articolo <em>Santa Lucia, il giorno pi\u00f9 corto che ci sia<\/em>. Qui vi racconto la versione celtica di questa ricorrenza, con miti e usanze mutuate dagli antichi norvegesi ma anche con delle peculiarit\u00e0 tipiche della propria cultura. Le feste celtiche, come scrivo spesso, sono tutte legate alle fasi lunari e solari della terra, ad una visione ciclica tipica delle societ\u00e0 agricole. Yule o il solstizio d\u2019inverno \u00e8 una delle quattro feste solari celebrate dall\u2019antico popolo celtico, assieme all\u2019equinozio di primavera (Oestara), il solstizio d\u2019estate (Lith\u00e0) e l\u2019equinozio d\u2019autunno (Mabon). I festeggiamenti si svolgevano per alcuni giorni, indicativamente tra il 19 e il 21 dicembre e tanti erano i rituali propiziatori ad essi dedicati. La ricorrenza aveva anche un significato fortemente esoterico, alimentato dalla cultura druidica e da una simbologia che segnava il passaggio dalle tenebre alla luce; infatti, dopo il solstizio d\u2019inverno \u2013 la notte pi\u00f9 lunga dell\u2019anno \u2013 i giorni sono destinati ad allungarsi e le notti ad accorciarsi. Nella visione politeista ed animista celtica, il re oscuro \u00e8 il sole morente che si trasforma nel sole bambino, attraverso la rinascita della dea, la terra madre. Il vero sole che avrebbe rischiarato le tenebre era appunto il nascente sole bambino, imprigionato nel mondo sotterraneo da Arawn e rinato dal ventre di Ceridwen, la dea strega dell\u2019inverno. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-rounded\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/festa-luce.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"383\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/festa-luce.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5792\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/festa-luce.jpg 383w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/festa-luce-168x300.jpg 168w\" sizes=\"(max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un\u2019idea suggestiva che richiama il sol invictus dei Romani e il nostro Natale cristiano; pure nei simboli che tuttora utilizziamo per addobbare la casa per le festivit\u00e0 vi \u00e8 questa antica origine. Il vischio, per esempio, pianta simbolo della vita presso i druidi, in quanto discesa dal cielo e figlia del fulmine, veniva unita alla quercia, a rappresentare l\u2019eternit\u00e0, in una ruota che passava dalla morte alla rinascita. Nel mondo anglosassone la tradizione del vischio (mistletoe) la troviamo in tutte le classiche canzoni natalizie e persiste l\u2019usanza di appenderlo in modo da baciarsi sotto, quale rito propiziatorio. L\u2019albero di Natale per i Celti era l\u2019albero solstiziale, di Yule, decorato con rappresentazioni del sole e con i campanelli. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Albero-Natele-Solstizio-.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"438\" height=\"597\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Albero-Natele-Solstizio-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5794\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Albero-Natele-Solstizio-.jpg 438w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Albero-Natele-Solstizio--220x300.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo si portava in casa per dare riparo agli spiriti del bosco e sulla cima si poneva una stella a cinque punte, in quanto per i Celti cinque erano gli elementi che componevano il mondo: acqua, aria, terra, fuoco e spirito. Un\u2019altra tradizione era rappresentata dal ramo dei desideri; si raccoglieva nel bosco un ramo di grandi dimensioni (un sempreverde), poi lo si dipingeva generalmente con una vernice color oro e si terminava addobbandolo con nastrini rossi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/sempreverde.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"627\" height=\"418\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/sempreverde.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5795\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/sempreverde.jpg 627w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/sempreverde-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 627px) 100vw, 627px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Andava preparato nove giorni prima del solstizio e appeso all\u2019ingresso di casa; la tradizione si ripete ancora e le persone che visitano l\u2019abitazione, scrivono un desiderio sul nastro rosso che rester\u00e0 appeso al ramo. Il giorno di Yule, o per meglio dire di Natale, si accender\u00e0 il ceppo del solstizio e si brucer\u00e0 il ramo dei desideri, in modo che nel fumo salgano anche le aspirazioni e arrivino in cielo. Il ceppo di Yule, successivamente Christmas Log, era un semplice tronco di quercia acceso e spento per dodici giorni da tutti i membri della famiglia, dal pi\u00f9 giovane al pi\u00f9 vecchio, e poi le sue ceneri sparse a protezione da eventi negativi. Le ghirlande di agrifoglio, appese sulla porta di casa, con le loro bacche rosse, simboleggiano la ruota dell\u2019anno e la fine dell\u2019oscurit\u00e0; oramai sono usanza anche alle nostre latitudini e le utilizziamo per abbellire le tavole natalizie. Le figure di marzapane o di biscotto che appendiamo agli alberi di Natale, invece, hanno un significato sinistro, seppure di buon auspicio per attraversare il freddo e oscuro inverno. Sono trasposizioni delle impiccagioni che venivano fatte in questo periodo per chiedere aiuto a Wotan (Odino), massima divinit\u00e0 vichinga e dio della vittoria, a sua volta impiccato all\u2019albero della vita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/nel-bosco.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"627\" height=\"418\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/nel-bosco.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5796\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/nel-bosco.jpg 627w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/nel-bosco-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 627px) 100vw, 627px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Anche se di chiara origine norrena, la festa di Yule era importante presso i Celti e vi si celebrava il fuoco e la luce, per aiutare il sole nella sua lotta contro l\u2019oscurit\u00e0. Tra Norreni e Germani la festa assumeva un carattere oscuro, si sacrificavano degli animali, in ricordo della caccia di Odino che esigeva vite umane (l\u2019inverno nordico imponeva molte perdite nelle antiche trib\u00f9); era anche un periodo di canti e danze, di banchetti e libagioni, per portare luce e calore nei momenti pi\u00f9 freddi dell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Lanno-nuovo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"454\" height=\"550\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Lanno-nuovo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5797\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Lanno-nuovo.jpg 454w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Lanno-nuovo-248x300.jpg 248w\" sizes=\"(max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In questo secondo Natale al tempo della pandemia, vedere la luce del ceppo acceso e della fine della tenebra appare assai difficile; ci promettono chiusure e restrizioni, la nostra libert\u00e0 oramai nel dimenticatoio e \u201cregole\u201d per trovarci nelle nostre case, con parenti e amici, a dir poco surreali. Un Natale oscuro e triste, avvelenato dai media che bramano catastrofi, talmente scoraggiante che persino i forti Vichinghi ne avrebbero timore. Faccio fatica ad invitarvi a celebrare il solstizio, come si fa da oltre duemila anni, poich\u00e9 anch\u2019io mi sento mortificata; forse la visione cristiana, il nostro Natale, ci d\u00e0 maggiori speranze, perch\u00e9 \u00e8 sulla speranza che si fonda ogni significato della cristianit\u00e0. Per\u00f2 viviamo in un\u2019Europa totalmente atea che non ha voluto menzionare i valori cristiani nella sua Costituzione; un\u2019Europa che non ama le chiese e le statue dei santi, i canti natalizi e la simbologia religiosa, tanto da pensare di togliere anche il \u201cBuon Natale\u201d dai biglietti augurali. Dove cercare la speranza, allora? Vi posso solamente dire dove la cerco io: nelle antiche tradizioni, nei legami tra mondo pagano e cristiano, nella simbologia che attraversa i millenni e ci fa sentire simili a ci\u00f2 che eravamo tanto tempo fa: in armonia con la natura e i suoi cicli. Forse \u00e8 vero che pi\u00f9 buio di mezzanotte non pu\u00f2 fare, specie se \u00e8 la mezzanotte del giorno pi\u00f9 corto dell\u2019anno, e magari questo incubo finir\u00e0 e torneremo ad una vita normale. Mi auguro che accadr\u00e0 e che rinasceremo nella luce, cos\u00ec i miti del mondo antico non saranno pi\u00f9 un rifugio ma solo la nostra storia lontana, da conoscere, rispettare e tramandare.<\/p>\n ","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo nel solstizio d\u2019inverno, il giorno del \u201csole fermo\u201d (dal lat. Solstitium) che per i popoli del Nord era Yule, dal norvegese Iul, \u201cruota\u201d, ovvero un punto definito nella ruota dell\u2019anno. 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