{"id":5263,"date":"2021-04-08T14:55:13","date_gmt":"2021-04-08T14:55:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/?p=5263"},"modified":"2021-04-08T14:56:20","modified_gmt":"2021-04-08T14:56:20","slug":"addio-reverendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/?p=5263","title":{"rendered":"Addio, reverendo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l\u2019intelligenza di saperle distinguere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>San Tommaso Moro<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una giornata triste, il mio cuore piange. Stamani se ne \u00e8 andato don Lino Rakar, il prete che mi ha accompagnata nelle fasi salienti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza. Era stato per molti anni il prete di Stridone e una guida spirituale negli anni del regime jugoslavo. L\u2019incontro con don Lino \u00e8 stato davvero particolare e mia madre lo ricorda sempre. Mancavano pochi giorni alla mia nascita, nel lontano agosto del 1973, e lei, da spericolata quale \u00e8 sempre stata, ha voluto partecipare alla messa e alla processione del 5 agosto nella chiesa dedicata alla Madonna della Neve vicino a Sterna. Con il suo pancione, l\u2019abito premaman che si era cucita da sola e un viaggio di qualche chilometro sul tremendo sterrato delle nostre strade, aveva raggiunto la piccola e deliziosa chiesetta tra le verdi fronde degli alberi, in aperta campagna. Qui don Lino avrebbe celebrato la sua prima messa e incontrato i tanti fedeli che nessun regime poteva tenere lontano dalla devozione e dalla tradizione. Quando giunse il momento della comunione e la piccola chiesa si riemp\u00ec fino all\u2019inverosimile, don Attilio, l\u2019allora parroco di Stridone e il prete che mi avrebbe battezzata, fece venire avanti mia madre e disse a don Lino: \u201cDai la comunione prima a lei, per carit\u00e0!\u201d. Quattro giorni dopo mia madre mi partor\u00ec all\u2019ospedale di Capodistria, dopo una corsa in macchina. Passarono gli anni e io mi affezionai a don Zovi\u0107, un dolce e paziente sacerdote che mi insegn\u00f2 a pregare; poi, purtroppo, anche lui se ne and\u00f2 e tutti attendevamo il sostituto che ci era ignoto. Fu allora che don Lino ricomparve, accompagnato a casa nostra da mio fratello che era andato a curiosare nella canonica al suo arrivo. Per anni il giovane prete si occup\u00f2 della nostra educazione religiosa, insegnandoci il Catechismo e facendoci frequentare la sua abitazione come fosse un oratorio. A casa di don Lino vidi tutti i kolossal hollywoodiani ad argomento religioso e per il mio preferito, <em>Ben Hur<\/em>, mi don\u00f2 anche il libro di Lew Wallace da cui il film \u00e8 tratto e che custodisco gelosamente. Tra gli ospiti della canonica c\u2019erano gli esuli che ritornavano al paese e non avevano un alloggio, molti preti di passaggio e un raffinato giornalista, ai miei occhi un intellettuale, che disegnava magnificamente e che mi insegn\u00f2 la passione per l\u2019arte. D\u2019estate erano tutti l\u00ec e il signor Giacomo, amico di famiglia, divenne una specie di padre per don Lino. Per il suo funerale, diversi anni fa, ricordo il bellissimo gesto del prete che raccolse un pugno di terra rossa del giardino di Giacomo e lo mise nella sua tomba. Tuttavia, era negli anni \u201980 che l\u2019impegno di don Lino si vide maggiormente ed ebbe una grossa influenza anche su di noi. Dopo l\u2019elezione di Giovanni Paolo II, la Chiesa dei paesi dell\u2019Est decise di seguire l\u2019esempio coraggioso del papa polacco che sfidava il regime, e tutti i preti, per decenni schiacciati e umiliati dal potere comunista, alzarono la testa e iniziarono a predicare aperture e libert\u00e0. Fu cos\u00ec anche per don Lino che, senza paura e senza temere le conseguenze, disse alla messa di Mezzanotte che si auspicava la libert\u00e0 religiosa, al tempo negata. Il giorno dopo gli uomini della polizia politica provarono ad intimidirlo ma lui non diede retta a nessuno e continu\u00f2 nel suo operato. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Chiesa-di-S.-Giorgio.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"612\" height=\"407\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Chiesa-di-S.-Giorgio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5265\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Chiesa-di-S.-Giorgio.jpg 612w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Chiesa-di-S.-Giorgio-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 612px) 100vw, 612px\" \/><\/a><figcaption>Chiesa di San Giorgio &#8211; Stridone<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo ricordo come un ottimo insegnante di religione e andare a Catechismo d\u2019estate, quando tutti avrebbero voluto dimenticare i libri e lo studio, per me era fonte di conoscenza imprescindibile. Negli altri momenti dell\u2019anno seguivamo assieme a lui ogni rituale dedicato alle festivit\u00e0; dal presepe da fare per Natale alle raganelle a Pasqua, dalla processione tra gli altari improvvisati per il Corpus Domini ai lumini accesi per i Morti. Pensando a quest\u2019ultima tradizione, ricordo che don Lino ci conduceva su un altipiano al calar del sole, da l\u00ec attendevamo la notte e la vista del cimitero che si illuminava di decine di lumini; era un modo per vincere la superstizione ancora viva nelle comunit\u00e0 rurali, l\u2019arcaico ricordo pagano della paura dei defunti che ritornano a tormentare i vivi. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Cimitero-di-Stridone.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"627\" height=\"398\" src=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Cimitero-di-Stridone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5266\" srcset=\"https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Cimitero-di-Stridone.jpg 627w, https:\/\/www.gabriellachmet.it\/gabriella\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Cimitero-di-Stridone-300x190.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 627px) 100vw, 627px\" \/><\/a><figcaption>Chiesa di San Girolamo &#8211; Cimitero di Stridone<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201990 le nostre strade si divisero e tante furono le discussioni tra mio padre e don Lino. Le omelie del prete avevano preso una brutta piega nazionalista (croata) e l\u2019antipatia per le comunit\u00e0 degli italiani \u2013 di quella di Stridone mio padre fu presidente per un breve periodo \u2013 divent\u00f2 a dir poco manifesta. Per me questo fu motivo di amarezza ma non ci pensai molto, oramai la mia vita era altrove e di Stridone non mi preoccupavo pi\u00f9. Con gli anni realizzai che quell\u2019acceso ed eccessivo nazionalismo era frutto di una vita difficile, da inviso al regime, che rendeva la persona frustrata e sola. Una condizione ben nota alla mia famiglia. Cos\u00ec, dopo un buon decennio, mi riavvicinai al prete che mi aveva insegnato tanto, preparandomi per la Comunione e la Cresima e facendomi capire che avevo un buon cervello, non adatto ad un\u2019esistenza banale. Il mio primo libro, <em>Libera. Una storia istriana<\/em>, lo colp\u00ec molto e ne fu entusiasta. Lo regal\u00f2 a tutti, persino al Vescovo e mi elogi\u00f2 pubblicamente in chiesa, provocandomi un certo imbarazzo ma anche tanta riconoscenza. Negli ultimi anni le sue precarie condizioni di salute lo hanno obbligato a cambiare molte abitudini di vita, da buona forchetta era costretto a stare a dieta, a prendere farmaci; gli interventi chirurgici complessi e il malessere fisico ne hanno minato la salute e io lo vedevo sempre pi\u00f9 fragile e rassegnato. L\u2019ultimo colpo, il pi\u00f9 vigliacco, glielo hanno dato alcuni parrocchiani chiedendo la sua rimozione dalla missione pastorale; ne ha sofferto moltissimo, lo so per certo, si \u00e8 sentito tradito e umiliato dalle persone che conosceva da decenni. Non aveva mai sopportato i nostalgici della Jugoslavia, quelli che negli ultimi anni hanno lustrato i monumenti ai caduti e dipinto stelle rosso sangue, tanto da invocare la Vergine affinch\u00e9 pregasse per noi; anche per questo da alcuni era particolarmente mal visto. Alla sua lotta per la fede ho dedicato un articolo su questo blog (Don Camillo e i Pepponi d\u2019Istria) il cui ricordo oggi mi provoca un magone. Una parte della mia vita se ne va con don Lino, quella parte d\u2019infanzia nel regime che mi imponeva la scuola a Natale, vietava i simboli religiosi pubblici e ridicolizzava la fede. Eppure, anche grazie al prete di Stridone, vivevo con gioia quei momenti, sistemando le statue del grande presepe, addobbando gli alberi presi nei boschi con pigne colorate e cantando <em>Tu scendi dalle stelle<\/em> nella Santa Notte. Lo chiamavo \u201creverendo\u201d, come si usava nei secoli andati, e quando ritornavo in quella vecchia canonica malandata, mi sembrava di tornare bambina. Che la terra ti sia lieve, reverendo, ci incontreremo ancora, come tu mi hai insegnato.<\/p>\n ","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l\u2019intelligenza di saperle distinguere. San Tommaso Moro Questa \u00e8 una giornata triste, il mio cuore piange. 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